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RACCONTI NOMADI,  Soldi

La prozia zitella…

…I SOLDI SOTTO IL MATERASSO ED I VIAGGI ALTERNATIVI

La prozia Teresa era accompagnata costantemente da due aggettivi che venivano sussurrati più o meno a bassa voce al suo passaggio, zitella e avara.
A parte questo, veniva presto dimenticata, ma in realtà era una rivoluzionaria, anche se ancora non lo sapevo.

Cara prozia Teresa…

di te ho un vago ricordo, però mi sei subito venuta in mente quando ho iniziato a pensare ad un modo originale per raccontare come risparmiare i soldi. L’unica cosa che posso anticipare è che una come te non l’ho mai più incontrata.

Non so bene quando ti ho conosciuta, saltuariamente facevi parte dei pranzi famigliari dove i nonni invitavano i figli ed i nipoti. E qualche volta te, perché eri zitella e quindi sola. E anche pettegola, ma era sufficiente che tu dicessi di aver sentito dire da altri che il tempo sarebbe peggiorato e zac, per la nonna entravi nella schiera di quelli che parlano per sentito dire.

Ma la nonna non si tocca a prescindere, mentre tu, accidenti, eri folklore puro. Altro che influencer e strategie di comunicazione, tu eri presente anche con la tua assenza.

Butto li a caso qualche pensiero, cominciando da quando mi hai fatto da tata mentre mia madre passava più tempo in ospedale che a casa.

A dieci anni non pensavo certo al fatto che tu fossi stata sradicata dalla tua casa e dalle tue abitudini per gestire due bambine irascibili, tu che di bambini non ne sapevi nulla.

Certo che eri ben strana, nessuna smanceria e nessuna richiesta di quanto bene ti volessimo. Mi ricordo di averti fatto piangere, ma anche di avere vissuto il brivido del lancio delle tue ciabatte, non sempre schivandole.

Gli abiti dismessi e sempre grigi, i capelli corti pettinati all’indietro e il tuo parlare in dialetto che sembrava una melodia. Non so quanti anni tu avessi, ma d’altronde per me già a quarantanni erano tutti vecchi e decrepiti e tu sicuramente ne avevi di più.

Mi ricordo che avevi un’amica del cuore con cui andavi a pulire il sagrato della chiesa, un po’ fattucchiera un po’ ciarlatana, famosa per rimettere in sesto i piedi traumatizzati da slogature.

Eri famosa per non mancare mai una cerimonia, dai battesimi ai matrimoni. Anche ai funerali, ma li non si mangiava. Sapevamo tutti dei tuoi abiti con ampie tasche e la borsetta carica di cibo, tanto gli avanzi sarebbero stati buttati. La cosa ironica è che tu lo raccontavi a tutti ridendoci sopra e noi ti prendevano per un’eccentrica avara.

Io mi sono sempre chiesta cosa ne facessi di quel cibo, tu che non avevi neanche un frigorifero e conservavi il burro sulla finestra.

A casa tua ci sono stata raramente, un enorme stanza con cucina, un tavolo e un letto matrimoniale su cui erano adagiate un paio di bambole giganti vestite come principesse. Vietato toccarle!

Erano tempi moderni, ma non sentivi la necessità di avere acqua calda che scaldavi sulla stufa ed il bagno era sul ballatoio esterno, eppure bisognava scivolare sulle pattine per attraversare la stanza.

Sono sicura che rideresti a crepapelle sapendo che su Amazon vendono ancora oggi le pattine per pavimenti a fianco dei carica batterie per cellulari dell’ultima generazione.

Tutto questo per arrivare al materasso del tuo letto, che a detta di molti nascondeva i tuoi risparmi. Non so bene che risparmi, perché io non l’ho mai capito cosa tu facessi nella vita e ancora oggi mi rammarico di non aver conosciuto la tua storia.

Hai iniziato a viaggiare e sei rinata

Ad un certo punto hai iniziato a viaggiare. Vabbè, viaggiare…
Avevi scoperto i viaggi in pullman a basso costo, quelli che proponevano set di pentole o biancheria per la casa. Sei rinata. E non ti sei mai fatta fregare con acquisti inutili.

Hai cominciato ad uscire da quel piccolo paese della bassa bergamasca e non ti sei più fermata, fino al giorno in cui sei caduta dalla scala dell’aereo che ti avrebbe portato alle Canarie. D’altronde non potevi certo inciampare banalmente sulla porta di casa!

Hai deciso e scelto la tua stanza in un centro per anziani, a pian terreno e vicino all’ingresso per poter uscire quando volevi.

E hai scelto fino all’ultimo, quando noi siamo ancora qui a dibattere su testamenti biologici, successioni ereditarie e ad aprire bocca per spostare aria.

E i soldi sotto il materasso?

Ci arrivo. Ho allungato il percorso perché mentre scrivevo si sono affacciati ricordi di momenti dimenticati...che mi stanno facendo scoprire alcune cose anche di me.

Cara prozia zitella, zitella lo sono anch’io che non mi sono mai sposata. Ma oggi si dice single perché siamo diventati “politicamente corretti” nei termini, meno nella vita.

Io non so cosa ci fosse sotto il tuo materasso, so che in vita tua hai scelto di vivere minimal perché i tuoi valori erano altri.

Ed hai risparmiato, hai risparmiato così tanto che nel tuo testamento hai disposto lasciti per tutti i parenti, a scalare a seconda del grado di parentela.
Ti sei ricordata persino di mio figlio, che hai intravisto neonato.

Ma il regalo più grande, per me, è stato scoprire che da sempre finanziavi alcuni enti di ricerca e borse di studio per ragazzi e ragazze africane.

Chissà cosa nascondeva quel cuore grande protetto da una rigida cassaforte. Non lo saprò mai, ma scrivo qui pubblicamente e senza vergogna che ti ricordo con affetto.


Viviana Vaglietti

Sono Viviana, ho più di mezzo secolo e non sono mai stata capace di risparmiare. Ma sono una paladina della libertà e la libertà passa attraverso l’indipendenza economica.

Sintetizzo il mio concetto di indipendenza economica: libertà di scegliere e di viaggiare.


4 Comments

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    Monica

    Che bello…complimenti Viviana, ho letto con allegria e riconoscenza questo racconto, scritto benissimo…chi non ha una zia zitella chiusa a chiave nei vecchi armadi della nonna? Ma pochi la sanno tirare fuori con semplicità ed eleganza come hai fatto tu…
    Sono volentieri complice con il cuore di donne che come te sanno uscire allo scoperto con le loro abilità… Magari per aiutare altre donne che faticano a farlo.
    Grazie

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      Viviana

      Ciao Monica, grazie per i tuoi complimenti 🙂
      L’intento è proprio quello di aiutare altre persone portando come esempio piccoli racconti e gesti. Perché ognuno di noi ha una storia da raccontare che potrebbe essere di ispirazione per qualcun altro.

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    Elena

    Ciao! Ho letto il tuo racconto ed anch’io mi sono ricordata di una prozia zitella ed avara.. Complimenti mi hai fatto ridere e mi hai trasportata in anni ormai lontani. Credo che sia ora che le donne si uniscano e sostengano a vicenda.

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      Viviana

      Le zie zitelle sono indimenticabili (chissà perché gli zii non facevano testo). E sono d’accordo con te, facciamo community e sosteniamoci : Ciao Elena

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